Millesimo

Storia

Da alcuni studi effettuati sul territorio e per la sua posizione geografica, in un incrocio viario lungo l’antica strada che dal Colle di Cadibona conduce a Ceva e tra il tracciato stradale di Cengio, Osiglia e il Colle del Melogno, il primitivo borgo di Millesimo fu un probabile avamposto dell’Impero romano. A tale periodo risalirebbe l’arula votiva, piccolo altare, rinvenuta presso la chiesa di Santa Maria Extra Muros e ora visibile nell’atrio del Palazzo Comunale.

Dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente (476 d.c.) e la guerra greco-gotica (535 – 553 d.c.), a questo proposito in località San Bernardo esistono ancora i resti di una fortificazione d’epoca bizantina, la Val Bormida e la Riviera vennero occupate dai Longobardi (641 d.c.) a loro, nella seconda metà dell’VIII secolo, si sostituirono i Franchi.
Dalla metà del IX secolo la crisi dell’Impero carolingio contribuì a creare un clima di disordine ed insicurezza. Il controllo dei sovrani sul territorio si ridusse notevolmente e venne progressivamente sostituito dal potere dei feudatari, i quali erano spesso in lotta tra di loro.
Inoltre, tra il IX e il X secolo, le nostre terre furono bersaglio delle incursioni dei saraceni provenienti sia dal mare sia, soprattutto, dalla loro base di Frassineto, presso Saint Tropez, attraversando i passi alpini.
Il persistere di questo stato di cose ridusse il numero degli abitanti fino al quasi totale spopolamento delle nostre zone.
Nel 972, i saraceni rapirono l’abate del monastero di Cluny di nome Magliolo, in odore di santità, liberandolo solo dopo aver ottenuto un riscatto.
Ciò fece molto scalpore tanto che il Conte di Arles, Provenza, con l’aiuto di altri feudatari scatenò un’offensiva contro i saraceni sconfiggendoli e debellandoli in poco tempo.

Nel frattempo, per meglio organizzare la difesa contro questi ed altri nemici il re d’Italia, Berengario II, divise la parte nord occidentale della penisola in alcune marche (da cui marchesi), affidate a feudatari. Il Savonese, il Finalese e la Val Bormida vennero a far parte con altre terre piemontesi della Marca aleramica.
La rinascita economica e civile che caratterizzò gli anni attorno al 1000 portò un relativo miglioramento dei livelli di vita anche in Val Bormida e nelle zone contigue.

A quegli anni risalgono anche le prime citazioni di Millesimo, la prima in un diploma imperiale del 917 e, successivamente, in altre due bolle del 998 e 999 in cui l’imperatore Ottone III ratificava la cessione, poi confermata nel 1014 dall’imperatore Enrico II, al Vescovo di Savona della chiesa di San Pietro di Millesimo (“Sancti Petri de Melesemo”), chiamata poi Santa Maria Extra Muros.

Il 10 giugno 1162, l’imperatore Federico Barbarossa riconosceva al marchese Enrico I Del Vasto tutti i possedimenti (da Savona al confine con il comune di Alba) del padre Bonifacio e gli concedeva anche la facoltà di erigere castelli in difesa dei propri feudi.
Alla morte di Enrico I (1185), il Marchesato di Savona venne diviso tra i due figli Enrico II ed Ottone.
Ad Enrico II fu assegnata la zona costiera da Finale a Noli, il retroterra finalese, gran parte dell’alta Val Bormida, tra cui Millesimo e varie altre terre della media Val Bormida e dell’alto Belbo.
Lo stato venne denominato Marchesato di Finale avendo il suo centro principale in Finale.
Ottone, quale Marchese di Savona, mantenne il possesso di Savona e del suo immediato retroterra, e su una parte dell’alta Val Bormida (Carcare in condivisione col fratello Enrico), Cairo, Carretto, Dego e Mallare.
Ottone ben presto vendette i suoi privilegi feudali su Savona che divenne libero Comune, anche Enrico II rinunciava e vendeva, i privilegi su Noli, divenuta così Repubblica marinara.
Ottone, spostando il centro del suo potere da Savona a Cairo prese, poi seguito dal fratello, la denominazione “Del Carretto”, probabilmente dal castello di Carretto, tale denominazione venne poi trasmessa a tutta la loro discendenza.

In funzione di controllo del territorio, Enrico II diede inizio alla rifondazione del borgo di Millesimo, che divenne così la capitale montana del marchesato, mediante un atto ufficiale promulgato il 9 novembre 1206, copia di tale atto è visibile nell’ atrio del Palazzo Comunale.
Al 1240 risale invece la stesura degli “Statuti di Millesimo e Cosseria” costituiti da 10 fogli (31,0×23,5 cm) in pergamena e legati da spago oggi conservati nell’Archivio Storico del Comune.
Il marchese Enrico II e il figlio ed erede Giacomo si trovarono, in qualità di alleati di Savona, coinvolti nelle guerre tra quest’ultima di parte Imperiale e Genova di parte papale.
Tre anni dopo la morte di Giacomo, avvenuta nel 1265, il marchesato venne diviso in tre parti (terzieri) tra i tre figli del Marchese defunto: Enrico, Antonio e Corrado. Ad Enrico andarono le Langhe, ad Antonio il Finalese e a Corrado parte dell’alta Val Bormida, Millesimo rimase però proprietà comune tra i tre fratelli.
Nel 1390 Bonifacio e i figli Giorgio, Francesco e Giovanni del ramo dei Del Carretto di Millesimo, fecero donazione a Teodoro II, Marchese del Monferrato, delle terre di Mallare, Altare, Roccavignale e delle parti di loro spettanza in Millesimo e Cosseria.
I Del Carretto furono reinvestiti dei diritti feudali su tutte le località citate per le quali, con la formale cessione, avevano riconosciuto la sovranità del Marchese del Monferrato.
Negli anni 1431–1434 Millesimo, con quasi tutta la Val Bormida, venne occupato da truppe al servizio del Duca di Milano in guerra contro il Monferrato.
Durante le guerre franco-spagnole del XVI secolo, il castello di Millesimo venne gravemente danneggiato per cui i feudatari spostarono la loro residenza nel palazzo ora sede del Comune.
Nelle successive guerre del periodo 1618-1648 la Val Bormida fu percorsa dagli eserciti belligeranti, francesi, sabaudi e spagnoli, quest’ultimi provenienti dal finalese (spagnolo dal 1602).
La peste del 1631–1632, magistralmente descritta nei “Promessi Sposi”, provocò, nella nostra valle, la morte di circa il 30% della popolazione.
Dopo le guerre di successione spagnola, 1713, e polacca, 1736, Millesimo, con quasi tutta la Val Bormida, divenne possedimento dei Savoia seguendone i destini fino all’unità d’ Italia.

Territorio

Il Comune di Millesimo si trova nell’entroterra della Provincia di Savona, nell’alta val Bormida.

Il territorio è quello tipico alpino-appenninico, caratterizzato dalla presenza del fiume Bormida e da una rigogliosa vegetazione: trovandoci a 428 slm, nella stagione estiva il caldo raramente raggiunge picchi particolarmente elevati, ma in inverno la neve imbianca di tanto in tanto il paesaggio.

Oltre a moltissimi paesaggi incantevoli ad ogni stagione, Millesimo è noto anche per i tartufi che crescono nel terreno e che sono celebrati nella Festa Nazionale del Tartufo.

Parte del territorio comunale fa parte del Parco naturale regionale di Bric Tana e numerosi sono gli itinerari interessanti sia per camminate che per amanti delle due ruote.

A pochi chilometri di distanza, sempre rimanendo in Val Bormida si trovano il Lago di Osiglia e il Parco regionale dell’Adelasia, mentre poco più lontano si trova il territorio delle Langhe, ma anche le spiagge della costa ligure.